Sono conformi al diritto UE le norme nazionali che obbligano gli istituti di credito a indicare il contratto più adatto al consumatore e a non erogare prestiti non sostenibili.

Con sentenza n. 467 del 06.06.2019 la I Sezione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha giudicato conformi al diritto UE gli obblighi imposti dalle legislazioni nazionali alle banche e altri intermediari finanziari in sede di aperture di linee di credito in materia di valutazione del merito creditizio dei consumatori.

In particolare, la Corte, dirimendo due distinte questioni pregiudiziali, ha giudicato conformi alla direttiva 2008/48/CE (recepita in Italia con il D.Lgs. 141/2010) le norme in virtù delle quali, da una parte, gli istituti di credito sono tenuti a proporre ai clienti il finanziamento più adatto alla loro situazione finanziaria e, dall’altra, è vietato agli stessi concedere un credito che il consumatore non sia in grado di rispettare.

Con riguardo alla prima questione, la Corte ha ricordato che la direttiva lascia agli Stati membri la possibilità di “adattare le modalità e l’assistenza” che gli istituti bancari sono tenuti a fornire ai consumatori prima dell’erogazione di un finanziamento e ne ha concluso che l’obbligo di suggerire al consumatore il contratto più adatto alla sua situazione, rientra in questo margine di libertà lasciato agli Stati membri ed è in linea con la ratio della direttiva di agevolare il c.d. credito al consumo.

Sulla seconda questione, per motivare la compatibilità con il diritto UE del divieto di concludere un contratto che il consumatore non sia in grado di rispettare, la Corte ha ricordato, in primo luogo, lo scopo della direttiva, consistente nell’impedire che gli intermediari concedano crediti irresponsabilmente aggravando l’insolvenza dei consumatori e, in secondo luogo, che la norma UE lascia liberi gli Stati membri di determinare le conseguenze derivanti dall’erronea valutazione del merito creditizio del cliente compiuta dall’istituto di credito.

La controversia sottoposta alla Corte riguardava i vincoli imposti agli istituti di credito dalla legislazione belga in un caso di mutuo di scopo concesso ad un consumatore per l’installazione di pannelli fotovoltaici, al cui pagamento, dopo il fallimento della società installatrice, il consumatore non era riuscito a far fronte. Il cliente aveva dunque chiesto al giudice di risolvere il contratto in quanto ab origine sproporzionato rispetto alla sua situazione finanziaria.

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